Le mosche, Celestino V e la colpevole ignavia.

Un recente post sul gruppo FB “Sei di Brenna se…” ha riportato l’attenzione su una questione che lo scorso anno ha creato non pochi disagi ad una buona fetta di nostri concittadini: le mosche.

Lo spargimento di letame sui campi è da considerarsi normale in alcuni periodi dell’anno e quando questa operazione è compiuta con tutti i crismi e nel rispetto delle normative e delle linee guida crea al più qualche noia alle nostre mucose olfattive. Cosa diversa invece se le norme, le linee guida ed il buon senso vengono meno.

L’anno scorso per buona parte dell’estate alcune zone di Brenna sono state letteralmente invase da sciami imponenti di mosche e molti cittadini hanno indicato come causa dell’invasione l’indiscriminato spandimento di pollina o deiezioni avicole; insomma cacca di gallina.
Qualsivoglia stallatico deve essere sparso ad uso concime seguendo precise linee guida ma c’è di più, i singoli comuni possono emettere precise ordinanze per impedire (o almeno limitare) i disagi provocati da questa attività. Molte di queste ordinanze (basta fare una rapida ricerca su internet) prevedono l’obbligo di interramento entro 24 ore dallo spandimento.

A seguito del post su FB sono andato a vedere di persona. Nel campo accanto dove ho ripreso la scena era avvenuto lo spandimento da qualche ora, ecco cosa ho trovato:

Ed allora per evitare che si ripeta la piaga dello scorso anno non basta confidare nel buon senso dello “spanditore”, ci si aspetta che chi di dovere non sia ignavo e non commetta per “viltade il gran rifiuto” di compiere atti per garantire la salute ed il benessere dei cittadini, almeno se non vuol finire nell’antinferno dantesco per là subire il contrappasso delle mosche.

E io, che riguardai, vidi una ‘nsegna
che girando correva tanto ratta,
che d’ogne posa mi parea indegna;
e dietro le venìa sì lunga tratta
di gente, ch’i’ non averei creduto
che morte tanta n’avesse disfatta.
Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l’ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto.
Incontanente intesi e certo fui
che questa era la setta d’i cattivi,
a Dio spiacenti e a’ nemici sui.
Questi sciaurati, che mai non fur vivi,
erano ignudi e stimolati molto
da mosconi e da vespe ch’eran ivi.
Elle rigavan lor di sangue il volto,
che, mischiato di lagrime, a’ lor piedi
da fastidiosi vermi era ricolto.

P.


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