La plastica è preziosa

o almeno così dovrebbe essere, o meglio così dovrebbe tornare ad essere.

Ammettiamolo la “plastica” negli ultimi tempi non se la sta passando tanto bene, di fatto è stata eletta a furor di popolo il male assoluto, il male del nostro tempo.

La scienza, l’intelletto umano hanno prodotto e continuano a produrre innovazione, progresso. Dobbiamo ricordare tuttavia che le scoperte della scienza non sono ne buone ne cattive, è il loro impiego a declinarne gli effetti.
Così il premio Nobel del 1963 a Giulio Natta per l’invenzione (nel 1954) del polipropilene isotattico, il Moplem, rimane ai miei occhi intatto nel suo valore.
In quegli anni la plastica fu una vera rivoluzione, una meravigliosa rivoluzione per le possibilità produttive cui dava la stura ed una rivoluzione economica. Quella rivoluzione però si conciliava con la prudente cultura del tempo, con la sana attenzione agli oggetti, con la volontà costante di dar loro un valore; gli oggetti erano PREZIOSI.

Poi qualcosa e cambiato, gli oggetti di plastica hanno smesso di essere preziosi per divenire “usa e getta” ed in quel momento qualcosa si è rotto.

E MO’, E MO’, E MO’…

Chi si ricorda di questo carosello?

Uno dei quei mastelli per lavare i panni in Moplem era un oggetto iconico del corredo casalingo di mia nonna Paola (cui devo il mio nome) e quel mastello nei miei ricordi era vecchio quanto la mia amata nonna, perché per lei era prezioso, ne aveva cura e sarebbe stata una vera sciagura ai suoi occhi il doverlo buttare.

Ecco la lezione di mia nonna. Non demonizziamo nulla e diamo ad ogni oggetto il valore che merita, è una lezione che arriva dal passato ma possiede una enorme forza di modernità, di lucidità.
Basterebbe seguire l’esempio della nonna e buona parte dei mali attribuiti alla plastica scomparirebbero in un baleno.

P.