Il prezzo del dissesto

Siamo alle solite: dopo giorni di prolungato maltempo il nostro territorio ha iniziato a chiedere il conto.

Frane, esondazioni, allagamenti sono ormai all’ordine del giorno ed immancabilmente arrivano i discorsi pieni di termini che riempiono la bocca (dissesto idrogeologico, prevenzione, sostenibilità, cambiamento climatico) a cui si affiancano i tipici discorsi da bar (una volta pulivano i boschi, bisogna pulire i fiumi, non ci sono più le mezze stagioni…). Talvolta, ahimè, nei discorsi da “bianco sporco” riesco a trovare molta più sensibilità e responsabilità ambientale rispetto a quanto detto a caldo da gente che si autopromuove a paladino del territorio ferito. Poi la pioggia passa, l’emergenza rientra e si sa… la memoria è corta.

Lo spunto per queste poche righe arriva da un post pubblicato da un amministratore, in cui invita ad unire le competenze e le risorse per combattere il dissesto idrogeologico.

Sono un geologo e fin dai primi passi nel mondo del lavoro ho avuto la possibilità di lavorare anche su queste tematiche. La mia fortuna è stata trovare dei buoni maestri che mi hanno aiutato a costruire le pietre angolari su cui costruire la mia futura professione, tra cui: non possiamo ignorare la normativa e che il territorio che siamo chiamati a studiare o valutare deve essere conosciuto, esplorato, percorso nel suo essere terra, boschi, campi, fiumi…. E non a tavolino. Il buon geologo deve sporcarsi le mani e i piedi, altrimenti diventa solo un passacarte, un topo da biblioteca, una figura professionale che vive scollegata dalla realtà.

Ebbene, mi permetto di fare presente che ad oggi abbiamo a disposizione tutta una serie di strumenti normativi che ci aiutano (e ci obbligano) ad approfondire la conoscenza del nostro territorio e a mettere in campo tutte le azioni possibili per la salvaguardia dello stesso e per limitare, prevenire, sanare, eventuali scenari di dissesto idrogeologico.

Solo a titolo di esempio abbiamo la Legge Regionale sul Governo del Territorio (madre dei PGT), in cui le componenti geologiche, idrogeologiche, sismiche, idrauliche devono essere analizzate e rivestono un ruolo fondamentale; abbiamo, per farla semplice, tutta una serie di piani che vanno ad analizzare le aree dissestate e le aree a rischio idraulico (la Direttiva Alluvioni, giusto per fare un esempio); abbiamo studi legati al reticolo idrico principale e minore; abbiamo un regolamento legato all’invarianza idraulica che è tanto criticato, ma il cui obiettivo è quello di cercare di recuperare i danni fatti negli anni di cattiva gestione delle acque meteoriche; ecc. ecc. ecc. Sono tutte normative che già esistono, che si evolvono grazie alle nuove conoscenze e in cui, mio personale parere, vedo tutti gli sforzi per permetterci di difendere il nostro territorio.

La normativa ci obbliga a dotarci degli strumenti per combattere il dissesto idrogeologico (e i danni da esso derivato), sta a noi creare degli strumenti idonei e validi, ma soprattutto sta a noi applicarli. Il corto circuito, l’errore, sta spesso nel realizzare questi strumenti pensando innanzi tutto al lato fastidioso della loro applicazione, ai vincoli che verranno imposti, ai “no” che si dovranno dire, agli introiti mancati, ai voti persi. Questa visione miope, e in certi casi scellerata, ci fa perdere di vista quello che è il reale scopo di questi strumenti: tutelare il territorio, tutelare l’uomo, e questo ha un prezzo che può talvolta essere considerato troppo elevato in termini di “ritorni”. E così ci troviamo con strumenti zoppi, di scarso valore, che non aggiungono nulla a ciò che la “chiacchiera da bar” sta già dicendo da tempo. Ci troviamo di fronte a studi che nascono e vivono scollegati dalla realtà, che rappresentano un territorio ideale, perché per questioni di comodo l’abbiamo voluto rappresentare così.

A causa di ciò ci ritroveremo a costruire su terreni instabili, ad ignorare fiumi, a deviare rogge senza considerarne le conseguenze. A differenza dell’uomo, però, il nostro territorio ha memoria lunga e finita la pioggia, rientrata l’emergenza, andrà avanti a ricercare l’equilibrio che gli abbiamo tolto.

Caro amministratore, se vuoi iniziare una lotta a favore del territorio devi essere in grado di giocare secondo le sue regole ed essere pronto a pagarne il prezzo.

Matteo Monti