Chiesetta: così non va!

Un piccolissimo problema di contro-pendenza, risolvibile con due badilate e una staggia si è trasformato in una barzelletta.

Quando la buona fede, la voglia di fare, ma anche la superficialità’ e la sovrastima della proprie competenze sono fuori controllo, crea “disastri”.
Intervenire in una struttura importante e vincolata dai beni ambientali senza:

  • un progetto
  • un tecnico abilitato
  • permessi e autorizzazioni (proprietà’ e comune)
  • pareri delle autorità’ competenti
  • in sfregio alle più elementari nozioni di salvaguardia dei beni artistici.

Danno rimediabile e poco rilevante, ma la dimostrazione che vincoli e controlli non funzionano.
Quello che non funziona non è la sensibilità’ artistica, oppure la conoscenza tecnica, che qui sfiorano il ridicolo, ma è la totale indifferenza e insofferenza verso la “cultura” della conservazione dei beni tutelati.

Sarebbe stato meglio intervenire per proteggere i mattoni che si stanno sgretolando, oppure per sistemare gli stipiti della porta che stanno cadendo a pezzi, oppure per ripristinare l’intonaco che si è staccato tra le pietre aprendo la strada a profonde infiltrazioni.

La porta dopo anni di incuria nonostante le sollecitazioni è purtroppo rovinata in modo irreparabile.

Ho chiesto alle autorità’ interessate di favorire il ripristino, ma il silenzio, che equivale a girarsi dall’altra parte, di fatto sdogana questo intervento di cui nei documenti non si ha traccia, perché non esiste e nessuno è stato.

Fiorenzo Consonni


3 thoughts on “Chiesetta: così non va!

  1. Fabrizio Proserpio

    Caro Fiorenzo,
    Questi “disastri” che tu denunci quali sarebbero?
    L’intervento, fatto dagli amici della Chiesetta, non ha interessato ne sfiorato la Chiesetta, monumento artistico vincolato, ma l’area circostante.
    Avendo constatato che lo scarico dei canali finiva direttamente nel terreno vicino alle pareti della Chiesetta, si è deciso di intervenire, per spostare l’acqua piovana più lontano.Si è informata la proprietà (parrocchia), e si è chiesto al tecnico comunale quale richiesta andava fatta, la risposta: nessun permesso. Quindi si è intervenuti con l’aiuto di un muratore “competente” , e si è fatto un intervento che non va ad impattare negativamente in nessuna maniera, rispetto alla situazione precedente, (ovviamente i tubi arancioni in uscita dal terreno sono stati tinti del colore dei canali).
    Riguardo le altre cose che denunci: mattoni che si sgretolano, intonaco che si stacca, quelli si che sono interventi che riguardano il monumento, quindi possono essere fatti con il benestare della sovrintendenza, ne abbiamo portato a conoscenza la proprietà, che ha invitato il Sig. Maggioni (autore dei restauri nella chiesa Parrocchiale) a vedere la situazione. Il Maggioni è venuto ed ha constatato le cose che hai detto, quindi farà un ulteriore sopralluogo per fare una relazione da presentare in sovrintendenza.
    Riguardo la porta di ingresso non sono tutti del tuo parere riguardo le sue condizioni, comunque abbiamo chiesto di fare venire a vederla alla persona che ha realizzato il restauro del portone della Chiesa Parrocchiale, siamo in attesa del suo arrivo e del suo parere.
    Ti ringrazio del tuo interesse e la tua disponibilità verso la Chiesetta, se c’è qualcosa che non và, come dici nel titolo del tuo intervento, vediamo di risolverlo insieme.
    Proserpio Fabrizio
    Presidente Associazione “Amici della Chiesetta di Sant’Adriano”

  2. Fiorenzo Consonni

    Ciao Fabrizio, ho letto la tua risposta sulla difensiva su Agorà. Mi ha fatto piacere sentirti e la tua disponibilita’ a chiarirci.
    “Prima di tutto, prima di rispondere voglio esprimere la mia stima e la mia ammirazione per tutte la persone “disinteressate” che si impegnano e si danno da fare.” Mi sarei aspettato qualche dubbio, non tutta questa sicurezza.
    Mi dispiace che avete cercato di giustificare un banale errore culturale, tecnico e normativo.
    Secondo me la strada è questa: Per ogni problema, si sceglie la persona giusta e ogni problema lo si affronta con professionalita’.
    Ci sono problemi di infiltrazione? Bene si studia l’umidita’ di risalita, da cosa è provocata, il grado di umidita’ che si è consolidato negli anni, i prodotti e le tecnologie per abbatterlo, si studiano i problemi di drenaggio, si verificano le pendenze e si fa una relazione. Si informa la proprieta’ e si chiede di intervenire. Si sollecita la Sovraintendenza e infine si procede.
    Ma sempre ci vuole un documento di cui deve rimanere traccia.

    A ma non importa se dopo un “impianto luci osceno” di qualche anno fa e “questo intervento insensato”,
    volete in futuro continuare ad agire così, e magari ne siete orgogliosi, io personalmente che sulle procedure, sulle autorizzazioni sono puntiglioso sarebbe stato eticamente scorretto tacere.

    In gioco non ci sono due pozzetti, (che in realta sono diventati una decina) ma la cultura, la salvaguardia, la tutela,
    Una disciplina che da 50 anni si è consolidata nella cultura, nelle direttive, nelle prescrizioni e nella legislatura un modo inequivocabile di come salvaguardare il patrimonio artistico. (https://www.unirc.it/documentazione/materiale_didattico/597_2010_253_8833.pdf)

    Tutela integrale senza nessun tipo di aggiunta e falsificazione, non solo del singolo edificio, ma di tutto l’intorno, di tutto il contesto per non perdere nessuna delle sue peculiarità

    Purtroppo siamo invasi di una cultura tipicamente brianzola retrograda e disfattista, dal quale non riuscisamo a staccarci, (che ha partorito in passato molto spesso progetti invasivi o devastanti) che ha sempre visto la cultura come un imposizione per cui ad ogni vincolo bisognava mediare, che ad ogni ostacolo trovare la scappatoia, e cavalcare le eccezioni.

    Si parlava già di girarci intorno alla chiesetta con una pavimentazione di allestire il prato davanti con un progetto articolato ecc.
    Credimi sono solo devastazioni.
    Il vero progetto che dobbiamo tutelare non è quello degli anni 80, che tanto bene ha fatto, con qualche eccezione, ma quello secolare di una chiesetta in mezzo al prato senza bisogno di aggiunte ne di raffazzonature, per secoli curata e preservata secondo il rispetto e il buon senso.

    Prestarsi a questi giochi, fatti senza un tecnico abilitato ed esperto che si prende la responsabilità giuridica crea dei pericolosi precedenti, come una spirale la quale in futuro non sempre saprete gestire.
    Se le opere fossero approvate e soprattutto a norma, ci si metterebbe al riparo da critiche e responsabilita’, che non ti appartengono.

    La porta è compromessa. Ripeto e sottoscrivo: fino a qualche anno fa sarebbe bastato una mano di qualsiasi vernice impregnante. Il risultato sarebbe stato ottimale
    Ora si dovra intervenire drasticamente incollando tutte le parti, sperando che si raddrizzino, stuccare, mettere i tasselli mancanti. Il risultato sara’ discreto, costoso, e non ottimale.

    Rinnovo la mia stima a te e a tutti.

    Io non voglio essere considerto un intruso, in realta’ speravo di aiutarvi , con entusiasmo e mettendoci tanto tempo e le mie modeste esperienze, contornato da persone simpatiche e volenterose. Di problemi come sai ne ho tirati fuori tanti, mi entusiasmava scoprire tante vicende storiche sepolte o dimenticate. Ma non voglio vivere in polemica e contrasto, non voglio di certo fare da maestro ne dare suggerimenti al vento. Mi piace l’orgoglio di proporre un progetto e l’umilta’ di raccogliere i suggerimenti di tutti. Cosi dovrebbe essere.

    Buona riflessione

  3. Fiorenzo Consonni

    Carta di Venezia, 1964
    Art. 1 La nozione di monumento storico comprende tanto la creazione architettonica
    isolata quanto l’ambiente urbano o paesistico che costituisca la testimonianza di una civiltà
    particolare, di un’evoluzione significativa o di un avvenimento storico. (questa nozione si
    applica non solo alle grandi opere ma anche alle opere modeste che, con il tempo,
    abbiano acquistato un significato culturale. Art. 2 – La conservazione ed il restauro dei
    monumenti costituiscono una disciplina che si vale di tutte le scienze e di tutte le tecniche
    che possono contribuire allo studio ed alla salvaguardia del patrimonio monumentale.
    Art. 3 La conservazione ed il restauro dei monumenti mirano a salvaguardare tanto l’opera
    d’arte che la testimonianza storica.
    Art. 4 La conservazione dei monumenti impone anzitutto una manutenzione sistematica.
    Art. 5 La conservazione dei monumenti è sempre favorita dalla loro utilizzazione in
    funzioni utili alla società: una tale destinazione è augurabile, ma non deve alterare la
    distribuzione e l’aspetto dell’edificio. Gli adattamenti pretesi dalla evoluzione degli usi e dei
    consumi devono dunque essere contenuti entro questi limiti.
    Art. 6 La conservazione di un monumento implica quella della sua condizione ambientale.
    Quando sussista un ambiente tradizionale, questo sarà conservato; verrà inoltre messa al
    bando qualsiasi nuova costruzione, distruzione ed utilizzazione che possa alterare i
    rapporti di volumi e colori.
    Art. 7 Il monumento non può essere separato dalla storia della quale è testimone, né
    dall’ambiente in cui si trova. Lo spostamento di una parte o di tutto il monumento non può
    quindi essere accettato se non quando la sua salvaguardia lo esiga o quando ciò sia
    significato da cause di eccezionale interesse nazionale o internazionale.
    Art. 8 Gli elementi di scultura, di pittura o di decorazione che sono parte integrante del
    monumento non possono essere separati da esso se non quando questo sia l’unico modo
    atto ad assicurare la loro conservazione.
    Art. 9 Il restauro è un processo che deve mantenere un carattere eccezionale. Il suo scopo
    è di conservare e di rivelare i valori formali e storici del monumento e si fonda sul rispetto
    della sostanza antica e delle documentazioni autentiche. Il restauro deve fermarsi dove ha
    inizio l’ipotesi: sul piano della ricostruzione congetturale qualsiasi lavoro di completamento,
    riconosciuto indispensabile per ragioni estetiche e tecniche, deve distinguersi dalla
    progettazione architettonica e dovrà recare il segno della nostra epoca. Il restauro sarà
    sempre preceduto e accompagnato da uno studio storico e archeologico del monumento.
    Art. 10 Quando le tecniche tradizionali si rivelano inadeguate, il consolidamento di un
    monumento può essere assicurato mediante l’ausilio di tutti i più moderni mezzi di struttura
    e di conservazione, la cui efficienza sia stata dimostrata da dati scientifici e sia garantita
    dall’esperienza.
    Art. 11 Nel restauro di un monumento sono da rispettare tutti i contributi che definiscono
    l’attuale configurazione di un monumento, a qualunque epoca appartengano, in quanto
    l’unità stilistica non è lo scopo di un restauro. Quando in un edificio si presentano
    parecchie strutture sovrapposte, la liberazione di una struttura di epoca anteriore non si
    giustifica che eccezionalmente, e a condizione che gli elementi rimossi siano di scarso
    interesse, che la composizione architettonica rimessa in luce costituisca una
    testimonianza di grande valore storico, archeologico o estetico, e che il suo stato di
    conservazione sia ritenuto soddisfacente. Il giudizio sul valore degli elementi in questione
    e la decisione circa le eliminazioni da eseguirsi non possono dipendere dal solo autore del
    progetto.
    Art. 12 Gli elementi destinati a sostituire le parti mancanti devono integrarsi
    armoniosamente nell’insieme, distinguendosi tuttavia dalle parti originali, affinché il
    restauro non falsifichi il monumento, e risultino rispettate, sia l’istanza estetica che quella
    storica.
    Art. 13 Le aggiunte non possono essere tollerate se non rispettano tutte le parti
    interessanti dell’edificio, il suo ambiente tradizionale, l’equilibrio del suo complesso ed i
    rapporti con l’ambiente circostante.
    Art. 14 Gli ambienti monumentali debbono essere l’oggetto di speciali cure, al fine di
    salvaguardare la loro integrità ed assicurare il loro risanamento, la loro utilizzazione e
    valorizzazione. 1 lavori di conservazione e di restauro che vi sono eseguiti devono ispirarsi
    ai principi enunciati negli articoli precedenti.
    Art. 15 I lavori di scavo sono da eseguire conformemente a norme scientifiche ed alla
    “Raccomandazione che definisce i principi internazionali da applicare in materia di scavi
    archeologici”, adottata dall’UNESCO nel 1956. Saranno assicurate l’utilizzazione delle
    rovine e le misure necessarie alla conservazione ed alla stabile protezione delle opere
    architettoniche e degli oggetti rinvenuti. Verranno inoltre prese tutte le iniziative che
    possano facilitare la comprensione del monumento messo in luce, senza mai snaturare i
    significati. È da escludersi “a priori” qualsiasi lavoro di ricostruzione, mentre è da
    considerarsi accettabile solo l’anastilosi, cioè la ricomposizione di parti esistenti ma
    smembrate. Gli elementi di integrazione dovranno sempre essere riconoscibili, e limitati a
    quel minimo che sarà necessario a garantire la conservazione del monumento e ristabilire
    la continuità delle sue forme.
    Art. 16 I lavori di conservazione, di restauro e di scavo saranno sempre accompagnati da
    una rigorosa documentazione, con relazioni analitiche e critiche, illustrate da disegni e
    fotografie. Tutte le fasi di lavoro di liberazione, come gli elementi tecnici e formali
    identificati nel corso dei lavori, vi saranno inclusi. Tale documentazione sarà depositata in
    pubblici archivi e verrà messa a disposizione degli studiosi. La sua pubblicazione è
    vivamente raccomandabile.
    Alcuni anni dopo, accompagnato da una circolare (n. 117 del 6 aprile 1972), veniva diffuso
    il testo della Carta italiana del restauro, con una relazione introduttiva e quattro allegati
    concernenti l’esecuzione di restauri archeologici, architettonici, pittorici e scultorei oltre che
    la tutela dei centri storici. Nei dodici articoli della Carta, in cui si riconosce prevalente, pur
    se non esclusiva, la mano di Cesare Brandi, sono dapprima definiti gli oggetti interessati
    da azioni di salvaguardia e restauro: tali azioni si estendono dalle singole opere d’arte (art.
    1) ai complessi di edifici d’interesse monumentale, storico o ambientale, ai centri storici,
    alle collezioni artistiche, agli arredamenti, ai giardini, ai parchi (art. 2) e ai resti antichi
    scoperti in ricerche terrestri e subacquee (art. 3). Con il termine “salvaguardia” viene
    inteso l’insieme d’interventi conservativi attuabili non direttamente sull’opera; per “restauro”
    s’intende invece “qualsiasi intervento volto a mantenere in efficienza, a facilitare la lettura
    e a trasmettere al futuro le opere oggetto di tutela” (art. 4). Seguono, negli articoli 6 e 7,
    indicazioni dettagliate sugli interventi “proibiti” per qualsiasi opera d’arte (completamenti in
    stile, rimozioni o demolizioni che cancellino il passaggio dell’opera nel tempo, rimozioni o
    ricollocazioni in luoghi diversi dagli originari, alterazioni delle condizioni accessorie,
    alterazione o rimozione delle patine) e su quelli “ammessi” (aggiunte per ragioni statiche e
    reintegrazione di piccole parti storicamente accertate, puliture, anastilosi, nuove
    sistemazioni di opere, quando non esistano più o siano distrutti l’ambientamento o la
    sistemazione tradizionale). A proposito di nuove tecniche e di materiali per il restauro, la
    Carta ne ammette l’uso solo dietro autorizzazione del Ministero della pubblica istruzione
    (all’epoca ancora competente nel settore dei beni culturali), previo parere dell’Istituto
    centrale del restauro (art. 9).

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