Caro Cristiano

Caro Cristiano …

Caro Cristiano

Ho deciso di scriverti dopo essere venuto a conoscenza di alcune cose (molte) che sembri pensare e dire sul mio conto ma sopratutto ho deciso di scriverti dopo aver meditato a lungo e raggiunto la pace necessaria per concederti il mio perdono.
Scrivendo a te, che per ruolo dovresti rappresentare il tuo nome, in qualche modo scrivo anche a tutti quelli che il tuo nome assumono come aggettivo per sé.

Cristiano è un nome bellissimo, è un nome che è un impegno, un impegno a mio avviso folle, irraggiungibile, frustrante ma bellissimo appunto. Se vissuto fino in fondo.

Sento che mi definisci ateo, addirittura nelle tue parole (e quindi nei tuoi pensieri) divento l’Ateo trasformando una caratteristica, un aggettivo in una entità, in un ente; quasi fosse il mio èthos. Ti sbagli. Non sono ateo. Ritengo l’ateismo un non senso logico (ma non voglio perdermi in semantica), semplicemente non lo sono e non amo si dica di me che sia ateo. Certo non credo nel dio iracondo e vendicativo della Bibbia, non credo neppure nel dio presuntuoso e vanitoso dei “padri della chiesa”, e tanto meno credo nel paganeggiante pantheon del cattolicesimo. Credo semmai nel dio di Spinoza o meglio nella dimensione del Sacro che distingue l’Essere umano che trova in quella (e solo in quella) dimensione il senso dell’esistenza. Non mi stupisce però che tu mi definisca ateo perché nella violenta arroganza del cattolico che rappresenti non c’è spazio per l’altro inteso come diverso, l’altro deve essere etichettato, inquadrato come “estraneo” e pericoloso e, per usare le parole del tuo amato Don Giussani, definito nemico. Eppure l’altro, l’estraneo, dovrebbe essere per te il prossimo. Nel prossimo sta (a mio avviso) tutta la potenza del messaggio cristiano. A me poco importa della storicità o ancor peggio della divinità di Cristo, sono interessato alla sua incarnazione, alla sua umanità e di questa umanità mi stupisce la rivoluzione dell’approccio all’altro, al prossimo appunto. Cristo ha per me definito chiaramente quella dimensione del Sacro di cui parlavo prima proprio nel suo essere Uomo. In questo senso chiamarsi cristiano (Cristiano), dirsi cristiano carica di una responsabilità grande.

Sento che tu, parlando con le persone che in qualche modo hanno rapporti con me, discrediti, cerchi di allontanare, in buona sostanza applichi la tecnica della “terra bruciata”. E non ti fermi qui, fai di ogni erba un fascio associando la mia persona alle associazioni o entità di cui faccio parte o con cui collaboro; ABC diventa Paolo, chi scrive sul mio blog diventa mio sodale, chi collabora in qualche modo con me viene assimilato all’opinione che hai di me.
Permettimi di definire questo atteggiamento un tantinello mafioso ed anche un po’ codardo. Ho sempre detto quello che penso a viso aperto (certo pagandone lo scotto a volte) ma l’ho fatto sempre con coscienza e l’impegno all’onestà intellettuale, non amo i sotterfugi o i giochi sottobanco. Anche questo mio approccio mi ricorda il messaggio cristiano, e mi ricorda (e ti ricordo) le parole di una tuo passato sovrano, Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura”. Ecco io non ho paura di essere uomo con tutti i suoi limiti e con la meraviglia di quella dimensione Sacra che mi definisce.

Chiamarsi (dirsi) Cristiano è per me dunque un’impresa titanica al punto da non potermi definire tale solo e soltanto perché, da uomo, la ritengo irraggiungibile; l’ipocrisia è in agguato quando si prende un impegno e più è grande l’impegno più assordante è l’ipocrisia.

Ti perdono dicevo all’inizio e ti perdono prima come uomo perché (per fortuna) sei prima Uomo e poi prete e come uomo devi accettare (e devo accettare) le tue fragilità, i tuoi errori, le tue idiosincrasie e l’incapacità (per natura umana appunto) di compiere sforzi sovrumani. Ed allora in quella dimensione del Sacro che è l’unica vera luce dell’animo umano io cristianamente ti accolgo, ti accolgo conscio delle nostre diversità ma altrettanto conscio dell’umanità che ci unisce.

Che il cammino ti sia lieve caro Cristiano e che tu possa essere degno del nome che tua madre ha scelto per te.

Con sincera umana empatia,

Paolo Colombo.


5 thoughts on “Caro Cristiano

  1. Fabrizio Proserpio Rispondi

    Caro Paolo,
    Ti scrivo come redattore di questo sito e come “cristiano” (in minuscolo, come aggettivo, e come la mia fede)
    Prima di rendere pubblici i tuoi pensieri su Don Cristiano, io credo avresti dovuto avere un confronto privato con lui, accusarlo di atteggiamenti “mafiosi” mi sembra un “tantinello” pesante, del resto sabato scorso c’eri anche tu nel salone del teatro dell’oratorio, presente Don Cristiano, ma non ho visto “picciotti” con la lupara ad accoglierti. Tu dici sempre i tuoi pensieri a viso aperto, vero, però devi mettere in conto che i tuoi pensieri possono urtare la sensibilità di altri, mi riferisco al tuo articolo di fine gennaio in cui accosti Maria e Gesù all’utero in affitto e agli zombie, quell’articolo ha sconcertato e disgustato molte persone. Essere cristiano è un utopia? forse, ma ci sono persone, sante, che hanno vissuto il vangelo fino in fondo, e ci sono riuscite, per gli altri, per noi che crediamo, l’esempio è quello, poi la nostra debolezza non ci fa vivere fino in fondo il vangelo, ma ci proviamo.
    Fabrizio P.

    1. Paolo Colombo Rispondi

      Dici:

      Prima di rendere pubblici i tuoi pensieri su Don Cristiano, io credo avresti dovuto avere un confronto privato con lui

      Perché privato? Non credo ci sia nulla di più bello della verità, io non ho nulla da nascondere i miei pensieri posso scriverli pubblicamente senza timore di nulla forse perché non sopporto l’ipocrisia. Eppoi, detto per inciso, prima di sparlare di me lui avrebbe potuto avere un confronto (anche pubblico) con me.

      accusarlo di atteggiamenti “mafiosi” mi sembra un “tantinello” pesante

      Io non credo, anzi, confermo. Si decida nel merito, o si smentisce quello che ho scritto o gli atteggiamenti descritti SONO un tantinello mafiosi ed anche un po’ codardi. Tu cosa ne pensi del comportamento del tuo difeso?

      del resto sabato scorso c’eri anche tu nel salone del teatro dell’oratorio, presente Don Cristiano, ma non ho visto “picciotti” con la lupara ad accoglierti.

      E be’, ci mancherebbe pure! Ad ogni buon conto atteggiamento mafioso non vuol dire essere mafioso vuol solo dire quello che ho detto. Chi si comporta così mette in atto comportamenti mafiosi. (ed anche un po’ codardi).

      Tu dici sempre i tuoi pensieri a viso aperto, vero, però devi mettere in conto che i tuoi pensieri possono urtare la sensibilità di altri, mi riferisco al tuo articolo di fine gennaio in cui accosti Maria e Gesù all’utero in affitto e agli zombie, quell’articolo ha sconcertato e disgustato molte persone.

      Lo ripubblicherei subito. Le deliranti sciocchezze di bibbie e vangeli varie sconcertano e disgustano milioni di essere razionali, questo non impedisce che vengano spacciate per verità quotidianamente.
      Invece di fermarsi al rifiuto si discuta nel merito magari partendo da quella vignetta (molto divertente) e si confuti punto per punto quello che comunica. Disgusto e sconcerto sono solo un modo per non confrontarsi.

      Essere cristiano è un utopia? forse, ma ci sono persone, sante, che hanno vissuto il vangelo fino in fondo, e ci sono riuscite, per gli altri, per noi che crediamo, l’esempio è quello, poi la nostra debolezza non ci fa vivere fino in fondo il vangelo, ma ci proviamo.

      E chi ha mai detto il contrario?

      Ciao Fabrizio.

      Con stima

      P.

  2. Graziano Rispondi

    Il Cardinale Carlo Maria Martini e la “cattedra dei non credenti”: un insegnamento magistrale!

    per un cristianesimo sempre fedele al Vangelo, ma mai integralista o, peggio, manicheo

    Graziano

    1. Paolo Colombo Rispondi

      Faccio mie le parole di Corrado Augias: “Martini è un sant’Uomo e vorrei che così lo si trattasse …”

      https://youtu.be/ReZzO8eTwgg?t=20m45s

      La frase riportata da Augias mi colpì moltissimo quando la lessi (molto prima dei libri di Augias) in “Conversazioni notturne a Gerusalemme” e mi colpì perché mi ricordò un altro libro che lessi per la prima volta studente liceale: “Cristiani in festa” di JUAN MATEOS. Testo che, insieme agli scritti di Marini, consiglio a tutti i sedicenti cristiani per “imparare ad inquietarsi”.

      P.

  3. Giuseppe Donghi Rispondi

    Paolo Colombo scrive nel suo articolo

    “Sento che tu, parlando con le persone che in qualche modo hanno rapporti con me, discrediti, cerchi di allontanare, in buona sostanza applichi la tecnica della “terra bruciata”. E non ti fermi qui, fai di ogni erba un fascio associando la mia persona alle associazioni o entità di cui faccio parte o con cui collaboro; ABC diventa Paolo, chi scrive sul mio blog diventa mio sodale, chi collabora in qualche modo con me viene assimilato all’opinione che hai di me.”

    Donghi Giuseppe a Don Cristiano.

    Questa parte dello scritto di Paolo Colombo a Don Cristiano, mi vede coinvolto essendo il Presidente dell’Associazione ABC (Associazione Brenna Cultura), ma anche insegnante nei corsi di Pittura, disegno, organizzatore di eventi, laboratori, relatore in serate a tema sull’Arte ecc. ecc.

    Potrei anche tacere sulla mia posizione con la fede, la religione, ma sempre per il discorso della trasparenza e soprattutto della sincerità ed onestà, non ho nessun problema a dire che anche io come tanti Artisti e persone di ogni ceto sociale ed intellettuale – Non Sono Un Credente – Non credo nella nostra religione, quella che mi è stata insegnata, non credo in nessuna altra religione, non credo nella parola della Bibbia e nemmeno in quella del Vangelo anche se in questi testi vi sono molti punti che ci fanno riflettere su quello che dovrebbe essere il vero ed onesto comportamento di noi umani .. parole che comunque sono universali e quindi si possono trovare in moltissimi altri testi.
    Detto questo il credere o non credere è una faccenda personale, ogni uomo ha il diritto di scegliere il suo percorso nella vita e non per questo deve essere additato come “nemico” o nel caso di cui stiamo parlando “se amico o se si collabora con Paolo Colombo si viene assimilati al pensiero che Lei Don Cristiano ha di Paolo.”
    Questo al di la delle mie convinzioni sulla fede, e sul credere o no … Tengo a precisare che tutte le persone che frequentano ABC sono persone pensanti, libere di credere o non credere.
    Al nostro interno si discute di ogni argomento Culturale, di pensiero, d’Arte e di svago, tutti sono liberi di esprimere la propria opinione su qualsiasi argomento… ma anche se di parere completamente opposto, la discussione porta sempre a comprendere meglio l’altro e mai ad escluderlo come Lei Don Cristiano e molti altri Don Cristiani tendono a fare.
    Capire l’Altro, rispettare le sue scelte dovrebbe essere il concetto fondante della Chiesa ed invece questo tarda ad essere messo in pratica .. troppo spesso chi non la pensa come un “fedele” Cattolico Cristiano viene escluso, è un nemico, va lasciato perdere … se io fossi un prete la prima cosa che farei sarebbe cercare un dialogo anche con chi non crede o coloro che hanno dei dubbi .. non li discriminerei, non li allontanerei ma sarei io ad andare da loro per cercare un dialogo .. ancor prima di rinchiudermi nel perimetro della chiesa e badare solo a coloro che già credono ed a coloro che vengono in chiesa per abitudine .. o per “non si sa mai che Dio esista veramente.
    Per ultimo le voglio dire che anch’io pur non essendo un praticante, un cattolico, non ho mai avuto problemi a relazionarmi con il clero e nemmeno con nessuna persona di qualsiasi credo.
    Nelle mie Mostre, manifestazioni o quando sono relatore in giro per tutta Italia mi sono sempre trovato in prima fila uomini della politica e della religione ma non ho mai fatto fatica a capire loro, ne loro a capire me, anzi il dibattito è sempre stato costruttivo e mai inutile o addirittura discriminatorio perchè non credente ovvero “diverso”. Vorrei tanto che fosse così anche nel nostro piccolo paesello in questa terra di Brianza.
    Donghi Giuseppe

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