Lo sport ai tempi del Coronavirus

Stiamo vivendo tutti un periodo surreale e per la maggioranza di noi i giorni si stanno ripetendo tutti uguali con le ore sempre più lunghe. Anche fare sport è diventato complicato eppure c’è chi non si arrende.

La nostra concittadina Claudia Ballabio (insegnante fitness) in questi giorni di forzata reclusione ogni mattina va in diretta facebook per guidare chi vuole seguirla in una corretta attività sportiva.

Anche se non volete fare sport vale la pena seguirla per la professionalità, la passione e l’amore che pone nel suo impegno. E come dice spesso nei suoi video: “sorridi!”.

P.

Dagli all’untore

Ebbene sì, abbiamo un caso anche a Brenna, è lo stesso Sindaco Vismara a comunicarlo alla cittadinanza.

Non è sorprendente e certamente ci dobbiamo aspettare nuovi casi tuttavia è già partita la ridda di voci su chi sia l’appestato/a.

Nella piccola mente del pavido meschino si fa strada urgente la necessità di sapere, magari per dirlo all’orecchio dell’amico. Ecco non fatelo, meglio che nessuno sappia chi è, meglio perché l’infetto sarebbe marchiato come novello untore di manzoniana memoria aggiungendo sofferenza a sofferenza.

In bocca al lupo al nostro concittadino con i migliori auguri di pronta guarigione ed un consiglio ai miseri curiosi, state a casa e rinfoderate la fregola.

P.

Noi, Insieme, per Brenna e per tutti.

I Capigruppo dei due gruppi politici che siedono in Consiglio Comunale firmano una appello alla cittadinanza.

“L’educazione dovrebbe inculcare l’idea che l’umanità è una sola famiglia con interessi comuni. Che di conseguenza la collaborazione è più importante della competizione.”
(B. Russell)

Abbiamo rimosso la morte

Risultato immagini per partita a scacchi con la morte

Questi giorni di delirio in salsa virale riportano, almeno in me, l’umano pensiero all’altrettanto umana compagna di sempre: la Morte.

In un mondo sempre più vecchio, in un Paese sempre più vecchio, in paesi sempre più vecchi, abbiamo ormai (da tempo) curiosamente allontanato da noi il pensiero stesso della morte. In un mondo dove la mortalità infantile è praticamente un retaggio del passato abbiamo rimosso la “normalità” della morte.

Ricordo le parole di mia nonna Mina (madre di dieci figli) che raccontava con una sconcertante (ai mie occhi di ragazzo) tranquillità come un figlio concepito in primavera non sarebbe sopravvissuto al suo primo inverno. Ricordo i suoi racconti della “Spagnola”, ricordo il suo rapporto di “confidenza” con la morte. Confidenza, badate bene, non indifferenza, perché i suoi racconti di figli (miei zii e zie) nati e mai vissuti, di amici e parenti troppo presto tolti al suo affetto, erano intrisi delle sue lacrime e di sofferenza. Eppure, benché pieni di dolore, quei racconti descrivevano una vicinanza alla morte che abbiamo dimenticato; una vicinanza fatta di una normale confidenza con una parte ineluttabile della vita.

Perché, ragazzi, si muore. Che piaccia o no è la cosa più normale che possa accadere a un vivente e se il vivente è un ultraottantenne la normalità assume toni di grido.

Ed allora ben vengano tutte le precauzioni, ben vengano le attenzioni e le mascherine, ben venga tutto quello che volete ma non trasformiamo la normalità in eccezione.
Non dovremmo mai cercare la morte ma non dimentichiamo la sua ineluttabile, inevitabile, insopprimibile NORMALITÀ.

P.

P.S.
A tutti i chihuahua bercianti pronti a puntare il dito dico sì, sono consapevole che potrebbe toccare a me, alla mia famiglia, ai miei figli; sì, e lo accetto.